La protesi di ginocchio dolente: cause e rimedi

Perché fare un intervento di protesi del ginocchio?

La protesi del ginocchio consiste nel rivestire il femore e la tibia con delle componenti in metallo al cui interno si interpone un menisco artificiale in plastica che consente lo scorrimento delle superfici. Esistono diversi tipi di protesi: la monocompartimentale, la totale a conservazione del legamento crociato anteriore e posteriore, quella a conservazione solo del posteriore e quella che sacrifica entrambi. Esistono poi protesi da revisione più invasive, con gradi di vincolo maggiore, indicate quando si rimuove una protesi già impiantata e l’osso a disposizione sul quale impiantare una nuova protesi è insufficiente.

L’intervento di protesi del ginocchio è indicato quando ci si trova di fronte ad una artrosi severa ed i trattamenti conservativi ed infiltrativi eseguiti non hanno dato i benefici sperati.

La protesi di ginocchio dolente: perché?

Esistono ormai in letteratura numerosi lavori scientifici che dimostrano come ci sia ancora un 15% circa di pazienti insoddisfatti a seguito di un intervento di protesi del ginocchio (tale percentuale si riferisce soprattutto ai casi di protesi totale, che rispetto alla monocompartimentale ha delle percentuali maggiori di insoddisfatti). Le cause sono diverse, ma spesso possono essere anche misconosciute, vale a dire non individuabili con i nostri esami di diagnostica clinica e strumentale.

Davanti ad una protesi dolente, la prima cosa da fare è capire se si tratta di un problema meccanico o infettivo. E’ quindi necessario eseguire una attenta valutazione clinica del ginocchio alla ricerca di segni di flogosi o infezione; successivamente bisogna eseguire gli esami alla ricerca di elementi chiave, come una leucocitosi, un rialzo della PCR (proteina C-reattiva) o della VES (velocità di eritrosedimentazione). Di fronte ad una infezione di una protesi del ginocchio la radiografia è spesso negativa; di conseguenza è necessario eseguire un esame di secondo livello, che si chiama scintigrafia ossea: tale esame di medicina nucleare consente di individuare quali segmenti ossei del nostro organismo stanno soffrendo. Se tale esame è positivo è necessario eseguire una scintigrafia ossea con leucociti marcati, che ci dice se c’è o meno una infezione.

Se invece tutti questi esami sono negativi dobbiamo orientarci verso un problema meccanico: la causa più frequente è la mobilizzazione asettica, cioè quella situazione in cui la protesi perde aderenza e contatto con l’osso. Le cause di tale problema purtroppo non sono note: l’incidenza di tale complicanza è di circa il 1-2%, variabile a seconda delle casistiche e del fatto che si tratti o meno di una protesi totale o monocompartimentale (dove la percentuale scende).

Un’ultima causa di dolore può essere rappresentata da una sofferenza della rotula nelle protesi totali: si tratta di condropatia o artrosi rotulea.

Come risolvere il problema della protesi di ginocchio dolente?

Una volta eseguita la diagnosi, che è la parte più difficile, è necessario risolvere il problema. Nel caso si tratti di una infezione, esistono degli algoritmi e delle linee guida specifiche, dove a seconda del tipo di batterio isolato e dell’intervallo di tempo trascorso dall’intervento, si decide se eseguire un trattamento antibiotico non invasivo oppure un lavaggio articolare e sostituzione delle componenti in plastica oppure una revisione completa dell’impianto in due tempi, con rimozione della protesi, impianto di uno spaziatore in cemento antibiotato e successivamente l’impianto della protesi definitiva da revisione.

Nel caso si tratti di una mobilizzazione asettica, le terapie mediche non invasive hanno poca utilità: spesso è necessario eseguire un intervento di revisione della protesi in tempo unico.

Nel caso si tratti di un problema di artrosi rotulea (si tratta dell’evenienza meno frequente), sarà sufficiente rivestire la rotula con una superficie di plastica (polietilene).

A cura del Dr. Biazzo Alessio, ortopedico specialista in protesi del ginocchio e dell’anca con tecnica mininvasiva